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    L’IPERTENSIONE CHE RESISTE AI FARMACI

     Padova 5 Agosto 2014

    Circa venticinque milioni di Italiani adulti soffrono di Ipertensione Arteriosa. Negli ultimi quarant’anni i progressi della terapia farmacologica hanno reso disponibili oltre 100 farmaci, che da soli o in combinazione tra loro, permettono di ridurre la pressione arteriosa.

    Nonostante ciò, tra il 30% e il 70% degli ipertesi non hanno valori pressori adeguatamente controllati, cioè entro i limiti consigliabili per i loro livello di rischio cardiovascolare. Si tratta dei casi che impongono un pesante fardello sulle famiglie e sulla società, perché sono a massimo rischio d’ictus, infarto, scompenso cardiaco e insufficienza renale.

    Riconoscendo l’importanza di questo problema le maggiori Società scientifiche in Europa e negli USA, hanno introdotto il concetto di Ipertensione Arteriosa Resistente ai farmaci, una condizione alla base della quale vi sono molteplici meccanismi tuttora poco conosciuti.

    Questa settimana uno studio internazionale guidato dall’Università di Padova e pubblicato online sulla maggiore rivista americana di Endocrinologia, il prestigioso The Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, la ha identificato per la prima volta uno di questi meccanismi.

    La ricerca firmata da un dottorando Indiano, il Dott. Maniselvan Kuppusamy è stata condotta nell’ambito del Dottorato Internazionale in Ipertensione Arteriosa e Biologia Vascolare, e guidata dal Prof. Gian Paolo Rossi Direttore della Clinica Medica 4 e del Centro dell’Ipertensione dell’Azienda Ospedaliera – Universitaria di Padova.

    Essa ha permesso d’individuare in un paziente veneto con Ipertensione Resistente già colpito da ictus una nuova una mutazione del canale del potassio Kir 3.4. Con un intervento di rimozione del surrene il paziente è stato guarito dall’Ipertensione Resistente.

    Attraverso l’impiego di raffinate tecniche di Medicina Molecolare, l’impiego di un nuovo anticorpo monoclonale, e di analisi di modelling computerizzato, i ricercatori sono riusciti a ricostruire la struttura fisica del canale mutato e caratterizzarne le conseguenze funzionali.

    L’importante risultato è stato possibile grazie alla collaborazione con gli elettrofisiologi dell’Università di Regensburg (Germania), il Professor Sanchez Gomez dell’Università del Mississippi a Jackson (USA), e il Professor Giuseppe Zanotti del Dipartimento di Scienze Biomediche dell’Università di Padova

    La ricerca, supportata da un finanziamento ” Giovani Ricercatori” del Ministero della Salute e dalla Società Italiana dell’Ipertensione Arteriosa, dimostra l’importanza che i pazienti con Ipertensione Resistente siano indirizzati ai Centri di terzo livello. Ciò, non solo al fine di consentire il progresso delle conoscenze sui meccanismi di questa grave condizione che è stata paragonata all’Idra (il serpente mitologico le cui sette teste, tagliate, ricrescevano), ma soprattutto per permettere di normalizzare i valori della pressione arteriosa e di prevenire le gravissime complicanze dell’ipertensione incontrollata

     

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