• 05 FEB 16

    IPERTENSIONE NUOVO METODO DIAGNOSTICO

     

     

    Padova, l febbraio 2016

    IPERTENSIONE, NUOVO METODO DIAGNOSTICO

    Basta radioattività, arriva la chemiluminescenza, “environment friendly”

    Escono oggi su una delle più prestigiose riviste internazionali di laboratorio, «Clinica! Chemistry and Laboratory Medicine», i risultati di uno studio condotto in collaborazione da Clinica dell’Ipertensione Arteriosa e Medicina di Laboratorio dell’Azienda Universitaria Ospedale di Padova. Si tratta di un nuovo metodo in grado di diagnosticare l’Ipertensione arteriosa.

    «Lo studio “promuove” a pieni voti la Ricerca italiana – sottolinea il prof. Gianpaolo Rossi, Direttore della Clinica dell’Ipertensione Arteriosa di Padova- con un risultato importante che avrà ricadute nel mondo per la diagnosi dei pazienti affetti da ipertensione arteriosa, e in particolare per l’identificazione di quella quota – sempre più rilevante di pazienti ipertesi- nei quali è possibile individuare la causa e quindi permettere la guarigione definitiva.»

    Il nuovo metodo, sviluppato da Diasorin SpA Italia, permette di misurare simultaneamente i livelli nel sangue di renina e aldosterone, due tra i principali ormoni che regolano la pressione arteriosa e le cui alterazioni sono responsabili di molte forme d’ipertensione arteriosa guaribile.

    Applicando questo nuovo metodo automatizzato alla diagnosi dell’ipertensione nei pazienti afferenti al Centro Regionale Specializzato dell’Ipertensione Arteriosa, attraverso un ampio studio prospettico,   i ricercatori   hanno potuto dimostrarne   la superiorità   rispetto ai metodi di determinazione tradizionali che impiegano la radioattività, soprattutto per l’identificazione dei pazienti con iperaldosteronismo primario, la forma più frequente di ipertensione secondaria.

    La sostituzione dei vecchi metodi radioattivi di dosaggio della renina e dell’aldosterone con questo nuovo metodo permetterà un notevole risparmio di risorse umane, ed una velocizzazione dei tempi dal prelievo al referto. Fatto non trascurabile, questo metodo, basato sulla chemiluminescenza, è assai più “friendly” per l’ambiente. Esso infatti consente d’evitare l’uso della radioattività, sia all’interno del laboratorio che nello smaltimento dei rifiuti, con ovvi vantaggi per l’ambiente e la collettività.

    Secondo il prof. Gian Paolo Rossi, Coordinatore dello studio clinico e il prof. Mario Plebani, Coordinatore della parte laboratoristica, questo studio rappresenta non solo un importante passo avanti per migliorare le possibilità di cura dell’ipertensione arteriosa in molti pazienti, ma anche un esempio lampante di come la ricerca sia essenziale per il miglioramento dell’assistenza e per assicurare un sempre migliore ed efficiente utilizzo delle risorse umane ed economiche in Sanità.

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