Il trattamento farmacologico della stenosi aterosclerotica delle arterie renali si basa in prima istanza sul controllo della pressione arteriosa attraverso un’adeguata terapia antipertensiva in modo da ridurre la pressione a valori inferiori 140/90 mmHg. Nelle forme aterosclerotiche è consigliabile l’utilizzo di farmaci antiaggreganti piastrinici (aspirina, clopidogrel, ticlopidina) a la riduzione dei livelli di colesterolo e trigliceridi attraverso un’alimentazione povera di grassi e, se ciò non basta, con l’uso di farmaci che abbassano i grassi (statine, fibrati). E’ inoltre indispensabile, il curare adeguatamente il diabete, gli elevati livelli di omocisteina, e l’obesità, se presenti, e abolire il fumo.

L’angioplastica percutanea transluminale è il trattamento di scelta nelle stenosi fibrodiscplasiche, mentre è indicata insieme al posizionamento di uno stent nel caso delle stenosi aterosclerotiche. L’angioplastica viene effettuata per mezzo di uno speciale catetere a palloncino introdotto mediante la puntura di un’arteria, in genere all’inguine (femorale), o all’ascella.

Il catetere viene portato fino all’arteria renale stenotica e successivamente gonfiato in corrispondenza della stenosi, in modo da riaprire il vaso e permettere un incremento del flusso sanguigno. Nel caso di stenosi aterosclerotica la procedura si completa con l’applicazione di una reticella metallica detta stent.

La procedura di angioplastica non è dolorosa e richiede solo un’anestesia locale all’inguine o all’ascella. Il paziente rimane quindi sveglio e cosciente. L’intervento dura mediamente intorno ai 45 minuti – 1 ora, a seconda della complessità e del numero delle stenosi da trattare.

Dopo la rimozione del catetere a palloncino, viene effettuata una compressione del sito d’accesso arterioso o il posizionamento di un sigillo riassorbibile per evitare che il paziente abbia un’emorragia attraverso il foro di ingresso del catetere.

Dopo la procedura è consigliabile il riposo a letto per 12-24 ore, con fasciatura compressiva nella sede di puntura per evitare la formazione di ematomi.

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