Secondo quali criteri il medico decide se sottoporre un paziente al trattamento endovascolare o se trattarlo con la sola terapia medica?

Le complicanze possibili dell’angioplastica sono ematomi, pseudoaneurismi, trombosi e dissezioni nella sede delle punture, o fissurazione e trombosi del’arteria renale durante le manovre di dilatazione. Nella maggior parte dei casi tali complicanze si risolvono spontaneamente e solo eccezionalmente si deve ricorrere al chirurgo vascolare.

L’angioplastica è una procedura dolorosa?

La puntura a livello inguinale o a livello dell’ascella non è dolorosa e viene eseguita in anestesia locale. Pertanto il paziente sentirà solo la puntura dell’anestesia. Durante la manovra di dilatazione dell’arteria renale potrà avvertire un modesto senso di peso al fianco, dal lato ove viene praticata l’angioplastica.

Lo stent può chiudersi nel tempo?

Lo stent posizionato in arteria renale potrà, nel tempo, parzialmente richiudersi per un fenomeno di accrescimento della parete verso il lume. Si parala allora di “ristenosi”. In quest’evenienza occorre generalmente ripetere l’angioplastica all’interno dello stent.

La scintigrafia renale è tossica?

No. I radiofarmaci utilizzati, a differenza dei mezzi di contrasto di impiego radiologico, non hanno alcun effetto sulla funzionalità renale. La non invasività e la bassa dose d’irradiazione, accanto alle caratteristiche sopra descritte, rendono l’indagine ripetibile, se necessario, anche entro brevi periodi di tempo. L’indagine è ben tollerata da pazienti di qualunque età. Viene eseguita una semplice iniezione e.v. di un radiofarmaco. Il rischio di reazioni allergiche clinicamente rilevanti risulta bassissimo.

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